QUESTO NON È UN FESTIVAL - Enzimi XI edizione - 21-24 settembre 2006 ROMA-SAN LORENZO - Torna alla pagina iniziale
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Adem on chair Vetiver Noa Azoulay
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Vetiver + Adem

Ingresso 5 euro.

DNA Concerti in collaborazione con Enzimi

Con gli anni '70 nel cuore ed il folk nell'anima ecco ad Enzimi due nomi che stanno davvero rivoluzionando il modo di intendere folk nel nuovo millennio
Dall'atmosfera psichedelica di San Francisco arriva il secondo capitolo dei VETIVER (Andy Cabic e soci) To Find Me Gone (2006). Melodie dolci e arrangiamenti rigorosamente acustici che non lasciano nulla al caso. Uno stile intenso per far dire grazie anche a chi della Woodstock generation non ne ha fatto parte. To Find Me Gone è disponibile solo su etichetta Fatcat Records.
Tra tradizione e folktronica, il viaggio del cantautore inglese ADEM si sposta dalle mure domestiche dell'esordio (Homesongs, 2004) alle atmosfere astrali di Love And Other Planets (2006) alla scoperta di un pianeta di sonorità magiche, nuove e emozionanti. Love And Other Planets è disponibile su etichetta Domino
VETIVER: A due anni di distanza dall'omonimo esordio discografico (2004), l'alchimia della band americana strizza ancora una volta l'occhio al folk rock e al famigerato sound della West Cost. Ma non c'è operazione nostalgica che tenga nelle note di To Find Me Gone (2006). La seconda fatica dei Vetiver ruota tutta intorno ad un talento, innato, di saper creare musica al di fuori degli schemi. Quello di Andy Cabic. Il suo è un progetto aperto e affascinante, capace di fondere trame folk a suoni eterei e a un soffusa, quasi elementare, elettronica. La old time music, quel “prewar folk” di cui è ammiratore, è solo il punto di partenza: un scusa banale per portare in giro per il mondo l'aria psichedelica di San Francisco. Del resto Cabic, dopo aver accompagnato il suo vecchio compagno di scuola quando i Devendra Banhart erano in tour, ha trovato la sua vena artistica più ricercata. Circondato da personaggi d'eccezione come Hope Sandoval dei Mazzy Star alla voce, Colm O'Ciosoig dei My Bloody Valentine alla batteria e Joanna Newsom all'arpa, ha dato vita a undici suggestive ballate dominate dalla sua voce delicata e da un senso di avvolgente malinconia. Tra il country blues-rock di Won't Be Me, con i suoi richiami quasi “doverosi” ai Creedence Clearwater Revival, e il folk psichedelico di Red Lantern Girls, l'album galoppa lungo un sentiero spensieratamente acustico e di grande spessore emozionale (Been So Long), soprattutto quando s'intreccia con gli archi e le corde pizzicate di No One World. Che ci sia ancora profumo d'Inghilterra da queste parti lo si legge nella semplicità con cui Cabic e compagni hanno definito il linguaggio della band. Il risultato? Una musica e insieme una filosofia che colpiscono: sospeso com'è tra Messico, Fillmore East e la foresta di Sherwood il sound dei Vetiver oltrepassa il radicalismo lo-fi e s'immerge in atmosfere sognanti che riescono solo a chi cerca, nel buio, con il tocco lieve della sua semplicità.
ADEM: Che qualcosa di archetipo e ancestrale si nascondesse dietro al nuovo lavoro di Adem c'era da aspettarselo. Love And Other Planets (2006), questo il nome del secondo lavoro da solista dell'ex bassista dei Fredge, la dice lunga sulla sua nuova visione musicale. Divenuto di recente un navigatore dello stile buckleyano, Adem Ilhan è capace di passare giorno e notte a mescolare elementi folk e sussurri elettronici, ai silenzi malinconici e allo sguardo di un pastore errante assorto nella contemplazione del manto stellato. Le dodici tracce che compongono Love And Other Planets sono un elisir d'amore che si sussegue armoniosamente e insieme una luce nel buio galattico dei nostri emisferi terreni. Come il precedente Homesongs (2004), il songwriter londinese ha sperimentato l'energia di un concept-album accidentale, in cui le forzature tematiche sono bandite ma resta invece una accordo di suoni ideale che percorre tutti i brani del disco. Chitarre acustiche nitide e avvolgenti, arpeggi circolari alla Jim O'Rourke (Warning Call) e richiami al pianeta radiohead con Last Trasmission From The Lost Mission e sperimentazioni azzardate che lasciano spazio ad incontri ri-avvicinati al pianeta pop di Damien Rice (Spirals). Ancor più affascinante se si pensa che il Nostro ha un disturbo dell'udito che gli concede soltanto un percezione monoaurale dei suoni, tanto da esser aiutato in fase di mixaggio dall'amico Kieran Hebden.
 
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